Il progetto “Per un futuro Bio”, promosso dal Distretto Agricolo Biologico Casalasco Viadanese con il sostegno di Fondazione Cariplo, è stato avviato nell’aprile 2024 e si è sviluppato nell’arco di due anni con l’obiettivo di rafforzare la competitività, la sostenibilità e la capacità di innovazione delle aziende agricole biologiche del territorio.

Durante il progetto, le aziende socie del Distretto hanno preso parte a un articolato programma di attività formative e di divulgazione, volto ad approfondire alcuni dei temi più strategici per il futuro del comparto agricolo. Gli incontri hanno affrontato argomenti quali l’evoluzione della normativa sul biologico, i principi dell’agricoltura organica e rigenerativa, l’utilizzo efficiente delle risorse naturali e le pratiche di gestione sostenibile delle aziende agricole.

Accanto alla formazione, il progetto ha promosso il biologico anche verso il grande pubblico attraverso la partecipazione a fiere ed eventi, attività di comunicazione e iniziative sui canali digitali, contribuendo a valorizzare il ruolo delle aziende del Distretto e la qualità delle produzioni del territorio.

Misurare per migliorare: il calcolo dell’impronta carbonica

Tra le esperienze più innovative sviluppate nell’ambito del progetto rientra il percorso dedicato al calcolo dell’impronta carbonica, uno strumento che sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel settore agricolo.

I cambiamenti climatici rappresentano oggi una delle principali sfide che le aziende sono chiamate ad affrontare. In questo contesto, la capacità di misurare le emissioni di gas a effetto serra generate dalle proprie attività costituisce un elemento fondamentale per orientare le scelte aziendali, migliorare l’efficienza produttiva e individuare strategie di mitigazione basate su dati oggettivi.

Per le imprese biologiche, già impegnate nell’adozione di pratiche rispettose dell’ambiente, conoscere la propria impronta carbonica significa aggiungere un ulteriore tassello al percorso di sostenibilità, aumentando la consapevolezza del proprio impatto e delle opportunità di miglioramento.

Un percorso condiviso da tre aziende pilota

Per questo motivo il Distretto ha promosso una sperimentazione che ha coinvolto tre aziende pilota della rete:

  • Corte Pagliare Verdieri, azienda vitivinicola;
  • Ca’ Vecchia, azienda orticola;
  • Rete Bio, realtà impegnata nella commercializzazione e valorizzazione dei prodotti biologici del territorio.

Le tre aziende sono state affiancate dalla società Deafal, che ha curato la raccolta dei dati e il calcolo dell’impronta carbonica, accompagnando le aziende in un percorso di analisi e interpretazione dei risultati. L’attività ha preso in esame i dati relativi alle annate produttive 2023 e 2024 e ha permesso di individuare le principali fonti di emissione, fornendo una base conoscitiva indispensabile per pianificare future azioni di miglioramento.

Come è stato effettuato il calcolo

Per Corte Pagliare Verdieri e Ca’ Vecchia è stato adottato l’approccio internazionale “Field to Farm Gate” (“dal campo al cancello dell’azienda”), che considera tutte le emissioni generate nella fase agricola della produzione: lavorazioni del terreno, consumi di carburante, gestione del suolo, fertilizzanti, prodotti per la difesa delle colture, gestione dei residui colturali e consumi energetici aziendali. Restano invece escluse le fasi successive di trasformazione, trasporto e distribuzione del prodotto.

Per Rete Bio, che svolge un’attività di commercializzazione e non di produzione agricola, il calcolo è stato effettuato secondo lo standard internazionale GHG Protocol, che distingue le emissioni in tre categorie:

  • Scope 1, relativo alle emissioni dirette generate dall’organizzazione;
  • Scope 2, relativo ai consumi di energia elettrica acquistata;
  • Scope 3, che comprende tutte le emissioni indirette generate lungo la filiera di approvvigionamento e distribuzione.

L’utilizzo di due metodologie differenti ha permesso di valutare correttamente realtà aziendali con attività molto diverse, ottenendo una fotografia completa dell’impatto climatico delle tre aziende pilota.

I risultati

L’analisi ha evidenziato come l’impronta carbonica non dipenda esclusivamente dalla tipologia di azienda, ma soprattutto dai processi che caratterizzano ciascuna attività.

Corte Pagliare Verdieri

Nel caso dell’azienda vitivinicola, la principale fonte di emissioni è rappresentata dalle lavorazioni in campo e dal consumo di carburante, che incidono per circa due terzi dell’impronta carbonica complessiva. Seguono la protezione delle colture e la gestione dei residui colturali.

Un dato particolarmente significativo riguarda l’assenza di emissioni riconducibili ai fertilizzanti chimici di sintesi, grazie alla conduzione biologica dell’azienda, confermando uno dei benefici ambientali delle pratiche adottate.

Ca’ Vecchia

Per l’azienda orticola emerge invece una situazione differente: la componente predominante dell’impronta carbonica è costituita dalla gestione dei residui colturali, mentre il contributo delle lavorazioni meccaniche e dei fertilizzanti rimane decisamente più contenuto.

L’analisi evidenzia inoltre una buona efficienza produttiva, che consente di distribuire l’impatto ambientale su una maggiore quantità di prodotto raccolto, migliorando l’indicatore di emissioni per unità di prodotto.

Rete Bio

L’analisi condotta su Rete Bio ha permesso di estendere la valutazione oltre la fase agricola, prendendo in considerazione una realtà che opera nella commercializzazione dei prodotti biologici.

I risultati mostrano con chiarezza che la quasi totalità dell’impronta carbonica è riconducibile alle emissioni indirette della filiera (Scope 3), che rappresentano oltre il 99% del totale. Le emissioni derivanti dai consumi energetici delle sedi e dalla flotta aziendale risultano invece marginali.

L’impatto principale è legato ai beni acquistati e commercializzati, cioè alle emissioni generate a monte della filiera produttiva, seguito dai trasporti delle merci verso e dai fornitori e verso i clienti. Questo risultato evidenzia come, per un’organizzazione di commercializzazione, le maggiori opportunità di miglioramento siano strettamente collegate alla collaborazione con i produttori e all’ottimizzazione della logistica.

Guardare al futuro

Il calcolo dell’impronta carbonica rappresenta molto più di una semplice misurazione delle emissioni: è uno strumento di conoscenza che permette alle aziende di comprendere dove si concentrano i principali impatti ambientali e di individuare le azioni più efficaci per ridurli.

L’esperienza maturata nell’ambito di “Per un futuro Bio” ha consentito alle tre aziende pilota di acquisire nuove competenze e di affrontare un tema destinato a diventare sempre più strategico per il futuro dell’agricoltura. In un contesto in cui le richieste del mercato, le politiche europee e la crescente attenzione dei consumatori pongono la sostenibilità al centro dello sviluppo delle filiere agroalimentari, disporre di strumenti di misurazione affidabili rappresenta un vantaggio competitivo oltre che un’opportunità di crescita.

Il percorso realizzato costituisce quindi un primo passo verso una gestione sempre più consapevole dell’impatto climatico delle attività agricole e della filiera biologica, con l’auspicio che questa esperienza possa essere estesa progressivamente anche alle altre aziende del Distretto Agricolo Biologico Casalasco Viadanese.